La storia della Venaria Reale è un viaggio attraverso oltre tre secoli di trasformazioni, visioni e rinascite. Nata nel Seicento come residenza di piacere e di caccia dei Savoia, nei secoli successivi ha conosciuto ampliamenti monumentali, momenti di splendore e fasi di profondo declino, segnate dall’occupazione militare e dall’abbandono.

Solo alla fine del Novecento, grazie a un imponente intervento di restauro e alla collaborazione tra istituzioni, enti territoriali e comunità locale, la Venaria Reale è tornata a vivere, restituendo al pubblico la magnificenza della Reggia e dei suoi Giardini.

Oggi il complesso è un luogo dinamico di cultura dove architettura, giardini, arte e paesaggio dialogano con il pubblico anche attraverso le numerose attività culturali, educative e di intrattenimento.

Quello che segue è il racconto di questa lunga avventura: dalle origini barocche alla rinascita contemporanea.

La Reggia di Venaria in una stampa del Seicento

A metà del XVII secolo il duca Carlo Emanuele II di Savoia – incoraggiato dalla madre, “Madama Reale”, Cristina di Francia, che deteneva il potere in vece sua – decide di costruire un nuovo gioiello da aggiungere alla “corona di delizie”, cioè il sistema di residenze ducali che circondava Torino.

L’incarico di disegnare questo luogo, destinato al piacere e alla caccia, viene assegnato all’architetto di corte Amedeo di Castellamonte.
Il progetto, di grandioso impatto scenografico, comprende il palazzo con gli edifici di servizio (scuderie, citroniera, canili ecc.), il parco, i boschi di caccia e un intero borgo.

La residenza nasce insieme ai giardini all’italiana con sculture, fontane, scalinate spettacolari e terrazze su più livelli, un Parco alto al piano del palazzo e un Parco basso al piano della Peschiera. L’intera composizione è resa unica dalla linea prospettica che, con la via maestra, taglia il Borgo, attraversa il cuore della Reggia, continuando con il canale che dalla Fontana d’Ercole raggiunge il Tempio di Diana.

Il muro di terrazzamento (muro castellamontiano), che correva nel tratto compreso tra la Corte d’onore e la Fontana d’Ercole, costituiva per il giardino basso un fondale ricco di valore scenografico con nicchie, grotte, fontane e statue di marmo.

Nella descrizione dei giardini fatta da Amedeo di Castellamonte viene dato rilievo al “grande canale” ai piedi dei giardini in cui confluivano le acque delle numerose fontane e del torrente Ceronda.

In alcune incisioni del Seicento è rappresentata una grande vasca rettangolare nella zona in cui è stata attualmente realizzata la Peschiera. Già nel disegno legato al progetto di Michelangelo Garove del 1699, al suo posto erano fontane e parterre erbosi. In un rilievo del 1826 tutta la zona appare trattata a prato.

Nel Seicento il Giardino a Fiori era il giardino di rappresentanza su cui si apriva la Reggia di Diana. Seguiva un belvedere al di sopra della Fontana d’Ercole.

Vittorio Amedeo II, primo Re di Sardegna

A partire dal 1699 l’architetto Michelangelo Garove  trasforma e amplia il complesso della Reggia per darle un carattere più grandioso, secondo le ambizioni di Vittorio Amedeo II.

I Giardini vengono completamente ridisegnati alla francese, con prospettive aperte sull’infinito e un nuovo respiro, come detta il gusto della più grande corte europea, Versailles. Il progetto di Garove prevedeva quindi l’eliminazione delle opere monumentali collocate sulla direttrice est-ovest: furono demoliti prima il Tempio di Diana, poi la Fontana d’Ercole e fu avviata la rimozione di tutte le statue, che avvenne in più fasi nel corso del Settecento.

L’Allea Centrale seicentesca era costituita da due viali ombreggiati da roveri che conducevano fino al Tempio di Diana. Nella realizzazione del progetto del 1700 il muro di sostegno che affiancava i viali fu sostituito da un pendio erboso e successivamente l’Allea perse la sua centralità.

Intanto il duca diventa re: nel 1716 affida il cantiere della Reggia (lasciato incompiuto da Garove, morto nel 1713) a Filippo Juvarra, che con la sua Galleria Grande, la Cappella di Sant’Uberto, la Citroniera e la Scuderia, porta la Reggia tra i capolavori del barocco.

L’interesse per i giardini si concentra allora sul fronte del parco alto, verso sud, nell’area di affaccio dei padiglioni garoviani, dove si trovavano gli appartamenti reali, e della nuova galleria che li collega. Qui viene creato un parterre con fiori, piattabande erbose, tassi scolpiti, vasi di agrumi, circondato da vere e proprie “stanze di verzura”, che con alte pareti vegetali ne delimitano il perimetro. Il Gran Parterre juvarriano, così, per tutto il Settecento diventa il giardino di rappresentanza e di piacevoli passatempi.
Filippo Juvarra, realizzò anche il cosiddetto “Giardino Inglese”, composto da due appezzamenti quadrati con parterres erbosi racchiuso da un ininterrotto contorno di pergole. Lo rievoca l’attuale Giardino delle Rose che occupa il sedime di uno dei due quadrati juvarriani, anch’esso circondato da moderne pergole su cui crescono rose rampicanti.

Partito Juvarra per Madrid (1736), nel 1739 Carlo Emanuele III incarica Benedetto Alfieri di dare unità al complesso collegando la cappella, la citroniera e la grande scuderia con un sistema di gallerie e di realizzare due nuove scuderie, il maneggio coperto e ambienti di servizio.

La Reggia prosegue la sua vita di corte durante il regno di Vittorio Amedeo III e fino a quello di Carlo Emanuele IV, che nel 1798 dovrà abbandonare Torino, con la corte, segnando il declino dell’Antico Regime.

La Reggia di Venaria durante il periodo militare

La progressiva trasformazione della Reggia in caserma comincia all’inizio dell’Ottocento dopo l’arrivo di Napoleone (1796), la fuga del re (1798) e la Restaurazione, con il ritorno dei Savoia.
I costi dei restauri per riattivare Venaria sono troppo alti e con Vittorio Emanuele I la Reggia viene “messa a reddito” come azienda agricola e successivamente passa all’esercito.
Scompare il disegno dei Giardini, trasformati in campi, pascoli e in una piazza d’armi per le esercitazioni militari. Cavalli, cannoni e moschetti sostituiscono aiuole, fontane e sculture.

Nel corso dell’Ottocento lo spazio che corrisponde all’attuale Potager royal era utilizzato per coltivazioni estensive da parte dell’Azienda Agricola della Real Casa. Orti e frutteti erano situati intorno alla Cascina Medici del Vascello,  – struttura agricola ottocentesca sorta nel periodo militare.
Il complesso conosce le divise delle guerre d’Indipendenza e quelle dell’esercito italiano durante la Prima e la Seconda guerra mondiale.

Tolto il presidio militare, la Reggia diventa preda dei vandali, che spogliano il palazzo di tutti i materiali riutilizzabili. Un periodo d’oblio riscattato dai generosi tentativi della comunità e della Soprintendenza dei Beni Architettonici di scongiurare l’irreparabile.

La Galleria Grande prima e dopo il restauro

Il restauro della Reggia e dei Giardini è parte del Progetto La Venaria Reale, che include anche il recupero del Borgo Antico e del Parco della Mandria. Avviato nel 1999 dal Ministero dei Beni e le Attività Culturali e dalla Regione Piemonte, con il sostegno dell’Unione Europea e del Ministero dell’Economia e la collaborazione della Provincia di Torino, del Comune di Venaria e del Comune di Torino, il progetto riporta alla luce affreschi, decorazioni e testimonianze archeologiche attraverso metodologie di intervento all’avanguardia. È la più grande opera di conservazione di un bene culturale mai realizzata in Europa.
100.000 metri quadrati della superficie dell’intero complesso sono stati restaurati, 9.500 metri quadrati di stucchi recuperati, 1.000 di affreschi riportati alla luce. Gli ettari di Giardini visitabili sono 80, 200.000 le nuove piantumazioni, 11 i milioni di litri d’acqua nella Peschiera, 4.500 i metri quadrati delle Scuderie Juvarriane. Viene compiuta la riqualificazione di un intero territorio alle porte di Torino.

Scopri di più sul restauro

Reggia reloaded: ripercorri attraverso immagini interattive le trasformazioni dei luoghi della Reggia e dei Giardini.

La Galleria Grande - Foto Dario Fusaro

L’apertura generale del complesso della Venaria Reale – il 9 giugno e 12 ottobre 2007 – restituisce al pubblico i Giardini e la Reggia. L’architettura, la storia, il paesaggio, i moderni linguaggi artistici, i capolavori d’arte e uno spettacolare ed evocativo allestimento sugli stili di vita del Seicento e Settecento offrono ai contemporanei lo splendore di una grande corte europea.

Da questo momento è un succedersi di nuove inaugurazioni e spazi che si aggiungono: ad esempio il 15 giugno 2008 per il Teatro d’Acqua della Fontana del Cervo nella Corte d’Onore, il 9 settembre dello stesso anno apre il Ristorante stellato Dolce Stil Novo alla Reggia, il 26 febbraio del 2010 è la volta della Citroniera e della Scuderia Grande, 16 aprile del 2011 si inaugura il Potager Royal nei Giardini dopo il Gran Parterre, il 14 settembre dello stesso anno arriva alla Reggia il Bucintoro dei Savoia, il 21 giugno 2022 si inaugurano i restauri della Fontana d’Ercole, per citare alcuni degli eventi principali.

Attraverso il percorso di visita, il palinsesto delle mostre, gli spettacoli, i concerti, i convegni e i piaceri enogastronomici che via via si susseguono, la regalità e il piacere di vivere sono tornati di casa alla Reggia di Venaria.