
A partire dal 1699 l’architetto Michelangelo Garove trasforma e amplia il complesso della Reggia per darle un carattere più grandioso, secondo le ambizioni di Vittorio Amedeo II.
I Giardini vengono completamente ridisegnati alla francese, con prospettive aperte sull’infinito e un nuovo respiro, come detta il gusto della più grande corte europea, Versailles. Il progetto di Garove prevedeva quindi l’eliminazione delle opere monumentali collocate sulla direttrice est-ovest: furono demoliti prima il Tempio di Diana, poi la Fontana d’Ercole e fu avviata la rimozione di tutte le statue, che avvenne in più fasi nel corso del Settecento.
L’Allea Centrale seicentesca era costituita da due viali ombreggiati da roveri che conducevano fino al Tempio di Diana. Nella realizzazione del progetto del 1700 il muro di sostegno che affiancava i viali fu sostituito da un pendio erboso e successivamente l’Allea perse la sua centralità.
Intanto il duca diventa re: nel 1716 affida il cantiere della Reggia (lasciato incompiuto da Garove, morto nel 1713) a Filippo Juvarra, che con la sua Galleria Grande, la Cappella di Sant’Uberto, la Citroniera e la Scuderia, porta la Reggia tra i capolavori del barocco.
L’interesse per i giardini si concentra allora sul fronte del parco alto, verso sud, nell’area di affaccio dei padiglioni garoviani, dove si trovavano gli appartamenti reali, e della nuova galleria che li collega. Qui viene creato un parterre con fiori, piattabande erbose, tassi scolpiti, vasi di agrumi, circondato da vere e proprie “stanze di verzura”, che con alte pareti vegetali ne delimitano il perimetro. Il Gran Parterre juvarriano, così, per tutto il Settecento diventa il giardino di rappresentanza e di piacevoli passatempi.
Filippo Juvarra, realizzò anche il cosiddetto “Giardino Inglese”, composto da due appezzamenti quadrati con parterres erbosi racchiuso da un ininterrotto contorno di pergole. Lo rievoca l’attuale Giardino delle Rose che occupa il sedime di uno dei due quadrati juvarriani, anch’esso circondato da moderne pergole su cui crescono rose rampicanti.
Partito Juvarra per Madrid (1736), nel 1739 Carlo Emanuele III incarica Benedetto Alfieri di dare unità al complesso collegando la cappella, la citroniera e la grande scuderia con un sistema di gallerie e di realizzare due nuove scuderie, il maneggio coperto e ambienti di servizio.
La Reggia prosegue la sua vita di corte durante il regno di Vittorio Amedeo III e fino a quello di Carlo Emanuele IV, che nel 1798 dovrà abbandonare Torino, con la corte, segnando il declino dell’Antico Regime.