Era questo il percorso originario sviluppato sull’asse centrale del progetto di Amedeo di Castellamonte, che, nella seconda metà del Seicento, concepì Borgo, Reggia e Giardini come unico complesso. Nei Giardini esso era arricchito da fontane e strutture monumentali, in cui sculture e rilievi celebravano in forma allegorica, come nella Reggia,la competizione dell’uomo con la natura, con particolare riguardo alla caccia, cui l’origine stessa della residenza era strettamente legata. La Fontana d’Ercole e il Tempio di Diana erano le significative opere ai due estremi della lunga Allea di Ercole, la passeggiata principale seicentesca.
Il progetto di Michelangelo Garove, redatto nel 1700 con l’apporto di progettisti di giardini francesi, conservò la centralità di questo asse, che divenne poi marginale con le realizzazioni dei primi decenni del 1700 e con l’intervento di Filippo Juvarra sul fronte meridionale della Reggia.
Il progetto stesso prevedeva l’eliminazione delle opere monumentali collocate sulla direttrice est-ovest per aprire una visione senza interruzioni e limiti, all’infinito e furono quindi demoliti prima il Tempio di Diana e poi la Fontana d’Ercole.
I resti di queste strutture, e le fondamenta della Fontana del Cervo nella Corte d’Onore, che erano rimasti interrati, sono riproposti, arricchiti di nuove valenze espressive, come testimonianza archeologica dei giardini seicenteschi.
Nel 2023 la Reggia di Venaria ha arricchito la sua collezione permanente di arte contemporanea con un intervento site specific realizzato dall’artista torinese Hilario Isola (1976). Il progetto “Sinergie Esapodi” ha preso il via con due prime opere installate nel Parco Alto, ed è stato completato nel 2024 con un terzo lavoro, La Mantide, ambientato nel Potager Royal presso la Cascina Medici del Vascello.
